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Specie non autoctone

Principi

Il modello di vegetazione delle diverse regioni forestali europee che si è sviluppato durante la ricolonizzazione post-glaciale del territorio da parte della foresta è una ricchezza naturale che deve essere fondamentalmente conservata. La gestione forestale, anche qualora abbia finalità preminentemente economiche, deve accettare questa esigenza come la più importante base di tutte le misure selvicolturali.

Pro Silva considera tuttavia che alcune specie non autoctone possono, in determinati casi, arricchire il modello naturale di vegetazione e aumentare la produttività economica forestale.

Tutte le specie arboree non facenti parte di una data associazione naturale di piante e/o provenienti da aree geograficamente lontane devono essere considerate come esotiche.
L'impiego di specie esotiche in selvicoltura non può avvenire senza un accurato e critico esame preventivo e deve comunque essere effettuato con prudenza.

 

Condizioni di partenza

Foreste naturali intatte

Non vi è motivo di impiegare delle specie esotiche nelle regioni che hanno già una composizione naturale o prossimo-naturale di specie con una buona produttività legnosa.

Regioni forestali con una insufficienza di specie naturali

Alcune specie non autoctone possono costituire un arricchimento molto prezioso in alcune regioni forestali d'Europa, nelle quali la migrazione post-glaciale delle specie non ha potuto completarsi o nelle quali il numero di specie indigene ed il loro accrescimento sono troppo bassi, in relazione alle condizioni potenziali del clima e del suolo.

Foreste modificate dall'uomo

L'introduzione provvisoria o durevole di specie non autoctone può costituire un apporto importante per la ricostituzione di foreste nelle quali la qualità genetica delle specie forestali è stata impoverita a causa di avvenimenti storici, e dove i suoli sono stati degradati in maniera irreversibile dagli interventi umani, per cui l'insediamento di specie autoctone non è ancora, o la successione naturale non è in grado di svilupparsi.

Terreni denudati

Alcune specie non autoctone possono assumere una funzione insostituibile di pioniere su superfici totalmente denudate o dissodate, sulle quali non esiste più un climax forestale e dove la messa a dimora di specie autoctone non è o non è ancora possibile, e dove la successione naturale non riesce a svilupparsi.

Problemi

Invasione delle nicchie

Alcune specie esotiche possono occupare nicchie ecologiche scarsamente colonizzate dalla vegetazione autoctona fino al punto di eliminarla.

Degrado della stazione

Alcune specie esotiche degradano la qualità della stazione a causa di una cattiva decomposizione della lettiera, dell'acidificazione e della occupazione non ottimale degli orizzonti inferiori del suolo.

Vettori di malattie

L'introduzione di specie esotiche può comportare il rischio di introduzione di malattie, che possono attaccare anche le specie autoctone.

Sensibilità alle malattie

Alcune specie esotiche possono esse stesse soffrire di organismi patogeni caratteristici di specie indigene.

Cattiva integrazione negli ecosistemi autoctoni

Può accadere che specie introdotte non si integrino o si integrino male negli ecosistemi autoctoni, la mescolanza con le specie spontanee è scarsa, oppure eliminano la flora edafica indigena, oppure vengono evitate dalla fauna spontanea.

Impossibilità di rinnovazione naturale

Alcune specie esotiche non si rinnovano spontaneamente o si rinnovano in misura insufficiente, imponendo metodi permanenti di rinnovazione artificiale.

Condizioni di introduzione

E' necessario conservare o ristabilire in ognuna delle regioni forestali d'Europa, delle porzioni ecologicamente significative delle associazioni vegetali naturali. Ciò esclude un impianto esclusivo o prevalente di specie esotiche su aree estese, tali da ostacolare questa esigenza.

La specie introdotta non deve avere, nelle sue modalità di rinnovazione e di competizione, una aggressività tale da portare all'eliminazione di specie arboree autoctone o più in generale di vegetazione locale.

La specie introdotta deve adattarsi al clima e alle stazioni della regione. Non deve provocare una degradazione dei suoli e la sua lettiera deve decomporsi facilmente grazie all'azione della fauna, dei funghi e dei microrganismi autoctoni.

La specie introdotta non deve portare con sè ed estendere malattie, destabilizzando gli ecosistemi autoctoni.

La specie introdotta non deve essere minacciata che in misura ragionevole dai rischi biotici ed abiotici.

La specie introdotta deve integrarsi in maniera non invasiva nella vegetazione locale: deve potersi mescolare ed integrarsi ecologicamente con la flora e la fauna autoctone.

La rinnovazione delle specie introdotte deve poter avvenire per vie naturali, in armonia con le specie locali.